Mostri nell'Alchimia

Araba Fenice

La figura della Fenice è originaria dell’Etiopia. Presso gli Egizi viene consacrata al dio Ra e viene chiamata “Bennu”. Bennu è diversa dalla Fenice di altre culture: è raffigurata come un airone e risorge dalle acque non dalle ceneri.

 

Bennu
Bennu

In Grecia prende il nome di “Phoenix”. Erodoto la descrive come un’aquila stupenda, dalle piume dorate. Questo uccello era l’unico esemplare della sua specie. Non potendo riprodursi, quando sente che sta per arrivare la sua fine raccoglie delle piante aromatiche con le quali forma una pira sopra la quale si lascia morire bruciata, per poi rinascere dalle sue stesse ceneri.

 

Per la Tradizione alchemica il suo risorgere dalle proprie ceneri richiamava il principio di base che “nulla si crea e nulla si distrugge”. Gli antichi astrologi credevano che la rinascita della Fenice segnasse l’inizio di una nuova rivoluzione siderale.

Il motto della fenice è Post fata resurgo ("dopo la morte torno ad alzarmi").

 

 

Ouroboros

Il serpente (o drago) che si morde la coda rappresenta la natura ciclica delle cose. Anche questo richiama il concetto basilare dell’Alchimia che “nulla si crea e nulla si distrugge”. 

 

In alcune rappresentazioni il serpente è raffigurato mezzo bianco e mezzo nero, richiamando il simbolo dello Yin e Yang (Taoismo e Confucianesimo), che simboleggia la natura dualistica di tutte le cose e soprattutto che gli opposti non sono in conflitto tra loro.

 

Basilisco

Un mostro carico di significati simbolici è il Basilisco, il re dei serpenti ( dal greco “basiliskos”, “piccolo re”).

 

Plinio il vecchio lo descrive come un drago con una corona d’oro sulla testa, grandi ali spinose, coda di serpente, e una testa di galla. Secondo il mito sarebbe nato da un uovo di gallina fecondato da una biscia e covato da un rospo. I suoi poteri sono terribili: il suo fiato può far inaridire qualsiasi cosa, la sua saliva brucia, il suo sguardo è mortale. Il Basilsco vivrebbe nel deserto da lui stesso creato.

 

Gli unici nemici dei Basilischi sono le donnole, che anche se riescono a ucciderlo però muoiono con lui, e il gallo, il cui canto è mortale per i Basilischi.

In Alchimia è simbolo del fuoco devastatore che prelude alla trasformazione dei metalli. Secondo Ermete Trismegisto (fondatore dell’ermetismo) , le sue ceneri sono necessarie per trasformare l’argento in oro.

 

Homunculus

L’Homunculus non è altro che una leggendaria forma di vita nata da un procedimento alchemico. Il primo a parlarne fu il grande alchimista Paracelso. Per ottenere questa vita artificiale bisognava lasciar imputridire per quaranta giorni il seme dell’uomo all’interno di un alambicco riscaldato dal ventre di un cavallo. Una volta nata, la creatura doveva essere nutrita per quaranta settimane con un preparato estratto di sangue umano, dopodiché si sarebbe formato l’Homunculus vero e proprio, diverso da un bambino solo per statura.

 

Un essere senz’anima, nato dal desiderio di uguagliare la potenza  di Dio, unico creatore di vite.

 

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