Cina 2014: gigantesca prigione antidemocratica

Ogni comunista deve comprendere questa verità: "Il potere politico nasce dalla canna del fucile". (Mao Tse Tung)

“Repubblica Popolare Cinese”. Questo è il modo in cui è chiamato ufficialmente il governo dello Stato Cinese. “Popolare” significa che la sovranità è appunto del popolo. Ma ciò è vero solo nominalmente, poiché nei fatti è tutt’altra storia.

Mao Tse Tung e Deng Xiaoping
Mao Tse Tung e Deng Xiaoping

La Cina è un Paese guidato da un Partito unico, il Partito Comunista, erede della rivoluzione di Mao Tse Tung portata a termine con successo nel 1949. Oggi, nonostante le aperture commerciali fatte dall’ex-capo Deng Xiaoping e l’avvicinamento verso gli Stati occidentali, è ancora un paese che non conosce quasi alcun rispetto dei diritti civili.

Basta pensare alla pena di morte: in media si effettuano dalle duemila alle quattromila esecuzioni capitali annuali nel territorio cinese. E queste sono solo quelle ufficiali, perché nella realtà sarebbero molte più. Questo governo non conosce il valore della vita. Vita come quella di ogni bambina neonata che rischia di essere uccisa solo perché si desiderava un maschietto. Infatti fino al 2013, vigeva la “politica del figlio unico”, poi allargata a due figli per famiglia. Questa legge serviva per controllare l’aumento di popolazione nel Paese più popoloso del mondo.

Conosciamo bene i campi di concentramento nazisti e i gulag sovietici; meno noti sono i laogai (abbreviazione di laodong gaizao). Questi laogai sono dei campi di lavoro forzato dove si finisce senza un regolare processo e si viene trattati come schiavi. Vi erano deportati persone colpevoli di crimini, dal vero e proprio assassino al ladro di campagna, che “persone scomode al partito”. Sono stati attivi dal periodo della dittatura maoista fino al 2013, quando, dopo ripetute proteste nazionali e internazionali, la Cina decise di abolirli. Anche se ora i laogai sono ufficialmente chiusi, si teme che esistano ancora, sotto nome diverso.

Il governo cinese è colpevole di altri innumerevoli crimini e violazioni dei diritti umani, della libertà di parola e di fede. Esempio sono le persecuzioni alle minoranze religiose come il Falun Dafa, un movimento spirituale che non ha gerarchie, o i cristiani che hanno visto bruciare le loro chiese, o gli uiguri, una minoranza islamica nell’ovest della Cina, o i tibetani buddhisti. Il Tibet, in particolare, è stato fortemente combattuto: fu uno Stato indipendente dal 1911 al 1950, anno in cui i cinesi vinsero una facile guerra. Il Dalai Lama fu costretto all’esilio in India, il governo cinese decise di arrogarsi il compito di eleggere i futuri Dalai Lama e il Tibet vide l’inizio del suo “genocidio culturale.

Nella Cina del 2014, i sindacati di operai non comunisti sono vietati,  vige ancora l’inutile pena di morte e il web è censurato con false scuse. Nella Cina del 2014, si vive come all’interno di una gigantesca prigione antidemocratica.

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