L'Influenza Manierista

Durante il XVI secolo, si è diffusa in Italia la corrente artistica denominata “Manierismo”. Questa nuova forma d’arte, che abbracciava pittura, scultura e architettura, si discostava dal gusto artistico degli antichi, dalla plasticità e dai dogmi  mostrando maggior consapevolezza nella percezione delle forme, dello spazio, delle luci e delle ombre. Si ispirava alla “maniera” dei grandi artisti come Michelangelo e Raffaello.

 

Vedremo esempi manieristi nel Parco dei Mostri, nello scultore Giambologna e nelle reminescenze presentate da Nicolas Poussin.

Il Parco dei Mostri

Come esempio di architettura manierista si può prendere il Parco Sacro detto anche Parco dei Mostri, realizzato presso il borgo di Bomarzo dal principe Orsini. L’autore del progetto fu a lungo sconosciuto ma recentemente si è giunti a identificarlo con l’architetto napoletano Pirro Ligorio, partecipe anche nel cantiere di San Pietro.

Questo luogo si presenta come un posto misterioso, grottesco, fiabesco fatto di simbolismo la cui interpretazione è molto complicata.  Le sculture e le architetture si confondono con la natura e diventano una cosa sola. I “mostri” sarebbero in realtà figure mitologiche e animali come la sfinge, leoni, draghi, giganti e orchi.  Le opere architettoniche maggiori sono il tempio, il teatro e l’enigmatica casa pendente.

Il tempio fu costruito venti anni dopo il Parco, in onore della seconda moglie di Orsini e, dopo il restauro, dedicato dalla famiglia Bettini a Tina Severi Bettini, morta duranti i lavori. L’interno non è accessibile ma al suo esterno sono raffigurati i segni zodiacali disposti secondo il sistema solare.

La casa pendente fu voluta così da Orsini per dare una prima impressione delle meraviglie del parco ai visitatori. Infatti la casa doveva trovarsi all’inizio della primitiva entrata del giardino. È costruita sopra ad un masso e, al suo esterno sono incise le armi del nobile e il motto “Queiscendo animus fit prudentior Ergo” in onore ad un cardinale.

Come in ogni giardino romano, anche in quello di Orsini è presente un teatro. Sul basamento del fondale si trova una scritta incompleta che dice “Per simil vanità mi son ac….. parmi corto” che probabilmente era in origine “Per simil vanità mi sono accorto che il tempo fugge e il viver parmi corto”. Si è ipotizzato che nelle sette celle delle pareti fossero presenti degli specchi, simboli della vanità.

L’itinerario del giardino è stato anche interpretato come un percorso iniziatico. Incisioni di frasi ermetiche sono presenti ovunque nelle sculture così come innumerevoli simboli astrologici, alchemici, mitologici ed esoterici.

Giambologna

In un’altra proprietà nobile, la Villa Demidoff, ex Villa Medicea, è presente la statua di un gigante, il Colosso dell’Appennino realizzato da Giambologna. Rappresenta una figura mitologica guardiano e protettore del parco. L’opera fu realizzata tra 1579 e 1580. La statua sovrasta una grotta esagonale dalla quale sale una scale che arriva fino alla testa del colosso ed è illuminata dalla luce che entra dagli occhi.

Altre opere importanti del Giambologna sono la Fontana di Nettuno a Bologna, che vede raffigurato il dio dei mari trainato su un carro da quattro cavalli, il Ratto delle Sabine, che rappresenta un uomo che afferra una donna mentre calpesta un vecchio e la statua equestre di Cosimo I de’Medici, voluta da Ferdinando I per onorare il padre, Primo Granduca di Toscana.

Nicolas Poussin

La pittura manierista ha influenzato molto gli artisti successivi a questa corrente. È il caso del francese Nicolas Poussin che può considerarsi un artista italiano a tutti gli effetti, sia perché in Italia ha quasi sempre vissuto ed operato, sia perché la sua arte è frutto essenzialmente della grande tradizione italiana del rinascimento. Integrò lo studio dei manieristi della Scuola di Fontainbleau e di Raffaello con molti altri interessi che lo indussero ad approfondire la prospettiva, l'anatomia e l'architetture. Nel 1624 partì per l'Italia e sostò a Roma, Venezia e Bologna.

Tra le sue opere maggiori c’è il Tempo e la Verità (conosciuta anche con altri nomi), un dipinto a olio su tela del 1641. Misura 297 cm. di diametro ed è custodito nel Museo del Louvre a Parigi. Gli fu commissionato dal cardinale Richelieu per completare la decorazione del soffitto del Grand Cabinet del suo palazzo. L'opera venne in seguito fatta spostare da Anna d'Austria e trasferita al Castello di Fontainebleau.

Il dipinto rappresenta il Tempo che, come un vecchio alato, porta via la Verità, vista come una giovane donna nuda, da Invidia e Discordia, la prima avvolta dai serpenti e la seconda armata di pugnale e torcia. Cupido è raffigurato con una falce, simbolo della morte, e un cerchio, simbolo del tempo e del sole che rivela la Verità. Poussin si ispirò alla cupola della chiesa di San Giovanni Evangelista a Parma affrescata da Correggio e alla cupola della Cappella Chigi in Santa Maria del Popolo a Roma di Raffaello.

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