Le Piaghe d'Egitto raccontate dalla Scienza

Durante l’Esodo Dio inflisse al popolo d’Egitto dieci pene in modo da dimostrare la Sua potenza  al faraone Ramses e convincerlo così a liberare gli ebrei dalla schiavitù e lasciarli partire guidati da Mosè.

Le piaghe erano le seguenti:

  1. Tramutazione dell'acqua in sangue
  2. Invasione di rane
  3. Invasione di zanzare 
  4. Invasione di mosconi
  5. Moria del bestiame
  6. Ulcere su animali e umani 
  7. Grandine 
  8. Invasione di locuste 
  9. Tenebre 
  10. Morte dei primogeniti maschi 

Questi prodigi suscitano grande curiosità da circa tre millenni e in molti hanno tentato di dare una spiegazione razionale a ciò. Le risposte ci sono arrivate dalla scienza che cerca di fornirci spiegazioni, senza però voler mettere in discussione i fatti narrati dalla Bibbia.

La geologa dell’Università di Chicago Barbara Siversten afferma di aver trovato le motivazioni scientifiche che sono alla base delle celebri piaghe.
Nel suo libro "The Parting of the Sea", la separazione del mare, la studiosa avanza la sua teoria, secondo cui ciò che 3.600 anni fa sconvolse l’Egitto, compreso il passaggio attraverso il Mar Rosso, fu in realtà «una serie di fenomeni climatici tipici delle eruzioni vulcaniche».
Secondo la studiosa, tutto cominciò con due enormi esplosioni nel Mar Egeo. La prima scatenata nel 1.628 a.C. dal vulcano dell'isola greca di Santorini,  proprio nella data del primo Esodo biblico. L'esplosione avrebbe diffuso nel cielo ceneri e polveri acide che grazie al trasporto dei venti sarebbero arrivate fino in Egitto provocando le tenebre e le grandinate citate nei testi sacri. 
Lo stesso vale per la moria del bestiame e gli sciami d’insetti, tipici effetti degli sconvolgimenti climatici provocati dall’eruzione.

Le acque arrossate poi sarebbero il risultato di un aumento delle alghe rosse che proliferano al deposito di ceneri vulcaniche. Le stesse ceneri acide che avrebbero contaminato l'acqua provocando la fuoriuscita delle rane. 
Quanto alla morte dei primogeniti egiziani, la terribile maledizione sarebbe dovuta alla contaminazione dei prodotti della terra che, avvelenati dalle polveri acide, avrebbero causato morti a profusione. Si trattava oltretutto di cibo che agli ebrei non era consentito toccare. 
Il secondo episodio, quello più legato al passaggio del Mar Rosso, sarebbe invece da far risalire a una seconda eruzione, avvenuta nel 1450 a.c. sull'isola di Yali. L'esplosione del vulcano causò diversi tsunami che raggiunsero il Mar Rosso. Si spiegherebbero così le onde improvvise e gigantesche che travolsero l'esercito del faraone, impegnato a inseguire Mosè e il suo popolo.

 

 

Inoltre una nuova ricerca cerca di interpretare l'evento dell'apertura delle acque del Mar Rosso da parte di Mosè. Lo studio pubblicato dalla rivista statunitense PLoS One trova che forti e persistenti venti potrebbero spiegare il miracolo compiuto da Mosè 3.000 anni fa.

 

Utilizzando una simulazione virtuale basata su quanto raccontato nella Bibbia

("Allora Mosè stese la mano sul mare. E il Signore, durante tutta la notte, risospinse il mare con un forte vento d'oriente, rendendolo asciutto; le acque si divisero"),

il direttore della ricerca, Carl Drews, spiega che, un robusto vento (stimato in 100 chilometri orari) proveniente da oriente, soffiando per oltre 12 ore sul Mar Rosso avrebbe potuto sospingere le acque oltre una vecchia ansa formata dal congiungimento di un antico fiume e una laguna.


Un evento simile si è verificato nel 1882, come testimoniato dall'esercito britannico, quando l'acqua è stata sospinta fuori dal lago Manzala in Egitto.
Altri studi avevano avanzato ipotesi, fra cui anche uno tsunami, per spiegare il miracolo, ma nessuna era completamente soddisfacente. 

 

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