Foscolo: poesia eternatrice

"Breve è la vita, e lunga è l'arte"

Ogni essere umano porta su di sé il fardello della consapevolezza dell’inevitabile fine della propria vita terrena. Chi crede in un Dio, o aderisce a qualche confessione religiosa, vive più “serenamente”, dato che quella terrena è solo un fase di passaggio e precede la vita immortale. Ovviamente bisogna meritarselo il proprio posto nei cieli. Ma chi ha una concezione materialistica del mondo, chi è ateo e chi crede che l’anima non esista o che muoia con il corpo, come la pensa? Nella storia abbiamo diversi esempi di personaggi illustri che rientrano in questa categoria. Il poeta latino Lucrezio, per esempio, ha una concezione materialistica del mondo e spiega il meccanismo del cosmo nel suo De Rerum Natura , il poema con cui espone la dottrina epicurea. Ma non era veramente ateo, al contrario di Karl Marx, filosofo padre del socialismo, per il quale la religione è “l’oppio del popolo”.

Prima di Marx, in Italia troviamo Ugo Foscolo, uno dei più importanti letterati dell’800 italiano. Egli segue una concezione sensistica del mondo, ovvero, crede che non esista altra esistenza che la presente, che non esista l’immortalità, che non esista un Dio e che l’anima sia mortale come il corpo. Ma la domanda non è se è giusta la concezione materialista/atea o  quella trascendentale, bensì come vivono la loro vita sensista i personaggi come Lucrezio, Marx e Foscolo.

Foscolo stesso risponde al quesito nel Dei Sepolcri, una delle sue opere maggiori, dicendo che “l’armonia vince di mille secoli il silenzio” e “tu ne’ carmi avrai perenne vita”. Per questo poeta, ciò che vince la morte, il silenzio, la distruzione e il tempo è proprio la poesia, che rende gli eroi immortali. È compito di ogni poeta cantare e lodare gli eroi di altri tempi, come hanno già fatto prima di Foscolo Omero, Virgilio e lo stesso Lucrezio che celebra Epicuro. Foscolo, sempre nel Dei Sepolcri, sostiene la tesi affermando che “me ad evocar gli eroi chiamin le Muse”, venendo cos’ invitato dalla poesia a continuare l’opera dei poeti del passato. Ma egli non si limita a celebrare l’antico eroismo, lo utilizza anche per spiegare le condizioni di disagio sociale in cui si trova l’Italia a lui contemporanea, l’Italia dominata dall’Austria. In questo senso, Foscolo, nonostante gli elementi romantici nelle sue opere, è da considerare come “classicista”. Ironicamente, questo poeta, che canta gli eroi passati per migliorare il presente, è egli stesso un eroe da elogiare. Che si creda nella vita dopo la morte o meno, comunque nell’uomo c’è sempre il desiderio di migliorare le proprie condizioni e quelle del  mondo in cui si vive. Questo desiderio è evidente in Lucrezio, in Marx e in Foscolo. Ma gli artisti e i poeti forse sono da considerare un passo avanti rispetto ad altri, poiché cercano soluzioni attraverso la bellezza e l’armonia. Come dice P. Cataldi:” la poesia non serve solo a tramandare e tenere vivi i valori del passato” ma anche a “risvegliare nel presente quei valori del passato che nel presente possano accendere la creazione di nuovi valori”. Questo è proprio l’obbiettivo di Ugo Foscolo.

Infine, una poesia, un dipinto, una scultura, un discorso o un semplice gesto possono essere ricordati in eterno, anche dopo che chi li ha compiuti a visto la sua fine. Probabilmente ci sono volti che si dimenticano, ma il ricordo di cosa ha fatto il proprietario di quel volto sicuramente rimarrà sempre impresso nella mente di molti, nelle pagine dei libri, nei colori di un dipinto, nei musei e nel cuore della storia. I ricordi sono tanto immortali quanto una poesia, poiché la poesia è ricordo eterno

Se ti interessa l'argomento, vedi anche: Manzoni e il "vero" utile e Epicureismo a Roma

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