La Verità di Agostino

Agostino da Ippona (noto soprattutto come Santo) non fu un comune cristiano dedito alla preghiera. Fu anche una grandissima persona e un grandissimo filosofo cercatore di sapienza, verità e felicità.

Questi tre elementi sono strettamente collegati fra loro: la somma sapienza è ragionamento e padronanza della Verità, capace di rendere felici gli uomini.

Per trovare la verità è necessario placare gli istinti della parte sensitiva dell’animo e dirigere la volontà verso la ragione; se la ragione riuscirà a dissetare il bisogno di Verità, allora questa sarà un obiettivo pienamente aspirabile e raggiungibile. La Verità va cercata all’interno di se stessi confrontandosi con Dio. Lungo questo percorso, Agostino fu aiutato molto dalla filosofia. Infatti dice riguardo all’Ortensio di Cicerone: “Quel libro mutò il mio modo di sentire, mutò le preghiere stesse che rivolgevo a te, Signore, suscitò in me nuove aspirazioni e nuovi desideri, svilì d’un tratto ai miei occhi ogni vana speranza e mi fece bramare la sapienza immortale con incredibile ardore di cuore”. Perciò, Agostino può essere rapportato con Socrate il quale utilizza vari metodi come la maieutica, “l’arte della levatrice”: con questa il filosofo faceva “partorire” al discepolo la Verità interiore attraverso domande sempre più specifiche e astratte.

Agostino diceva “Non vincit, nisi veritas” (nessuno vince, se non la Verità). Dunque non è l’uomo che prevale sull’altro uomo, ma è la verità sull'errore.

Per Agostino la ragione è lo strumento per raggiungere la Fede. Infatti lui afferma “credo ut intellegam,intelligo ut credam” (credo per capire,capisco per credere). Quindi il suo è un pensiero circolare in cui ogni elemento dipende dall’altro: la Fede dipende dalla ragione e la ragione dipende dalla Fede.

 

Perciò Agostino non disprezza la ragione o la filosofia, anzi, diventa il capostipite del Neoplatonismo cristiano. Egli si rifà al Neoplatonismo di Plotino. Interpreta la teoria della reminescenza, secondo la quale le idee già presenti nell’animo si manifestano attraverso l’esperienza, come un’illuminazione: per lui le idee si presentano autonomamente. Inoltre identifica il male con il non-essere e creando quindi un dualismo tra Dio e materia. Poiché l’essere è luce e il non essere è oscurità.

In occasione del  XVI centenario della conversione di Agostino,Papa Giovanni Paolo II, nella lettera apostolica “Augustinum Hipponensem” sostieneche la fede non è mai senza ragione, perché è la ragione che dimostra "a chi si debba credere". Pertanto "anche la fede ha i suoi occhi con i quali vede in qualche modo che è vero quello che ancora non vede". "Nessuno dunque crede se prima non ha pensato di dover credere", poiché "credere altro non è che pensare con assenso “cum assentione cogitare”, tanto che "la fede che non sia pensata non è fede".

Concludendo possiamo dire che, se Dio fosse il contenuto chiuso in uno scrigno , la filosofia sarebbe la chiave per aprirlo; tuttavia senza lo scrigno, la chiave è inutile.

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