Niccolò Cusano: Verità come congettura

Niccolò Cusano  fu un filosofo e teologo molto particolare. Infatti ci si aspetterebbe da un sacerdote del XV secolo una certa rigidità e chiusura verso le altre religioni. Invece lui è diverso: nel suo “De pace fidei” afferma che per lui in ogni religione ci sono tante verità comuni. Dio non vuole che ci siano conflitti religiosi o uomini che vogliono affermare in un modo o nell’altro il proprio culto, poiché Dio stesso ha voluto adattare le sue verità ad ogni popolo. Riprendendo questa tesi, si potrebbe citare un discorso fatto recentemente da Papa Francesco in cui dice che bisogna andare dal più bisognoso, ma non per renderlo cattolico, bensì per aiutarlo e basta.

Cusano è tra i primi ad affermare che i limiti della conoscenza sono illimitati e prova a conciliare la visione di infinito matematico di Aristotele con quella di infinito reale del cristianesimo. L’infinito matematico è caratteristico della conoscenza umana, mentre quello reale appartiene a Dio, definito come un “ens perfectissimum”. Al contrario, Albert Einstein afferma che la conoscenza ha dei limiti, mentre l’immaginazione è illimitata. Con l’immaginazione si possono fare teorie, ma senza la conoscenza non si possono applicare. Così come si può pensare a un bel dipinto ma non si può rendere reale poiché non si conosce abbastanza la tecnica.

Parlando ancora del sapere, Cusano fa un’altra teoria, quella della “dotta ignoranza”. Rifacendosi a Socrate, sostiene che, essendo la realtà fonte dell’intelletto umano, ed essendo questa infinita, l’uomo non potrà mai comprendere neanche la verità dell’essere. Perciò bisogna accettare questa ignoranza e “sapere di non sapere”, poiché la consapevolezza che non si potrà mai sapere tutto è di per se manifestazione di saggezza. E bisogna anche comprendere che più si conosce un argomento, più strade ci saranno per il percorso della mente; un percorso che non avrà fine, dato che, come sostiene Cusano, la conoscenza è ipotetica e provvisoria. Con la teoria della conoscenza come congettura, va contro il dogmatismo di Dante, della Chiesa e del Medioevo. Queste congetture, che possono solamente avvicinarsi alle Verità, sono fonte di creatività e di quell’immaginazione illimitata di Einstein.

Perciò, se non si possono fare affermazioni certe sulla vera natura delle cose, allora si può dire cosa non è, utilizzando una teologia negativa.  Per Cusano, non si potrà mai conoscere veramente Dio poiché, come aveva già detto, è perfetto e infinito ed è al di là del principio di identità e di non contraddizione. Questo Dio cusaniano racchiude in sé gli opposti dell’universo. In lui coincidono tutti i contrari come la notte e il giorno, il caldo e il freddo, il massimo e il minimo. Perciò si può paragonare questa teoria con la dottrina taoista di Lao-Tzu, e i suoi Yin e Yang, complementari, opposti e radicati l’uno nell’altro.

Così, anticipando Copernico, Galileo e Keplero, delinea un universo infinito caratterizzato da una struttura matematica.

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