Poesie

Qui pubblicherò le mie poesie preferite. Ho fatto questa scelta poichè ritengo che la poesia sia una forma d'arte in grado di comunicare qualunque cosa il poeta voglia. La poesia, insieme alla musica e all'arte, è una delle invenzioni più grandi e antiche dell'umanità.

 

Con il tempo saranno aggiunte altre poesie.

Inferno - Halina Szuman

Questa poesia fa pensare alla violenza che milioni di persone hanno subito dal regime nazista; una violenza paragonabile solo alle pene dell’Inferno.

 

"La Divina Commedia sarebbe 
un’opera di grande sensazione

se Dante, invece che all’Inferno,

fosse stato nei campi di concentramento."

Segui l'amore - Kahlil Gibran

Kahlil Gibran, poeta, pittore e filosofo libanese, vede nell’amore l’unica libertà che le persone possiedono.  Egli esprime i suoi pensieri con questa poesia, in cui gli ultimi versi sono molto significativi.

"Quando l’amore vi chiama,
seguitelo, anche se le sue vie
sono dure e scoscese.
E quando le sue ali vi abbracciano,
arrendetevi a lui.
Quando vi parla, credete in lui,
anche se la sua voce
puo’ cancellare i vostri sogni,
come il vento scompiglia il giardino.
Come covoni di grano, vi raccoglie in se’.
Vi batte fino a farvi spogli.
Vi setaccia per liberarvi dalla pula.
Vi macina per farvi farina bianca.
Vi impasta finche’ non siete docili alle mani;
e vi consegna al fuoco sacro,
perche’ siete pane consacrato
alla mensa del Signore.
L’amore non da’ altro che se stesso e
non prende niente se non da se’.
L’amore non possiede
ne’ vuol essere posseduto,
perche’ l’amore basta all’amore."

La Verità - Trilussa

Con questa poesia, Trilussa rappresenta la sua visione di Verità: una Verità che vuole uscire allo scoperto, ma quando lo fa viene coperta da tutti. Il poeta mette l’accento sul tema politico e religioso, probabilmente per far pensare che il potere, qualunque esso sia, molto spesso porta a coprire la Verità.

"La Verità che stava in fonno ar pozzo
Una vorta strillò: - Correte, gente,
Chè l’acqua m’è arivata ar gargarozzo! -
La folla corse subbito
Co’ le corde e le scale: ma un Pretozzo
Trovò ch’era un affare sconveniente.
- Prima de falla uscì - dice - bisogna
Che je mettemo quarche cosa addosso
Perchè senza camicia è ‘na vergogna!
Coprimola un po’ tutti: io, come prete,
Je posso dà’ er treppizzi, ar resto poi
Ce penserete voi...

 

- M’assoccio volentieri a la proposta
- Disse un Ministro ch’approvò l’idea. -
Pe’ conto mio je cedo la livrea
Che Dio lo sa l’inchini che me costa;
Ma ormai solo la giacca
È l’abbito ch’attacca.-

 

Bastò la mossa; ognuno,
Chi più chi meno, je buttò una cosa
Pe’ vedè’ de coprilla un po’ per uno;
E er pozzo in un baleno se riempì:
Da la camicia bianca d’una sposa
A la corvatta rossa d’un tribbuno,
Da un fracche aristocratico a un cheppì.

 

Passata ‘na mezz’ora,
La Verità, che s’era già vestita,
S’arrampicò a la corda e sortì fôra:
Sortì fôra e cantò: - Fior de cicuta,
Ner modo che m’avete combinata
Purtroppo nun sarò riconosciuta!"

Vivamus mea Lesbia, atque amemus - Catullo

Questa poesia è scritta da Catullo per la sua amata, Lesbia (pseudonimo di Clodia).

 

 

"Viviamo, mia Lesbia, e amiamo,

e delle voci malevole dei vecchi troppo severi
non curiamoci affatto.
Il sole può tramontare e sorgere di nuovo; 
noi, una volta che sarà tramontata la nostra breve luce,
dovremo dormire una notte eterna.
Dammi mille baci, e quindi cento,
poi altri mille, poi altri cento,
quindi ancora mille e ancora cento.
Poi, quando ne avremo messo insieme molte migliaia,
le confonderemo, perché non sappiamo,
o perché nessun malvagio possa gettarci il malocchio,
sapendo quanti baci ci sono."

Si fossi foco - Cecco Angiolieri

Il poeta non intende mettersi realmente contro Dio. La sua è una poesia comico-parodica, in contrapposizione con quella del Dolce Stil Novo di Dante, Guinizzelli e Cavalcanti.

"S'i fosse fuoco, arderei 'l mondo;
s'i fosse vento, lo tempestarei;
s'i fosse acqua, i' l'annegherei;
s'i fosse Dio, mandereil' en profondo;
s'i fosse papa, allor serei giocondo, 
ché tutti cristiani imbrigarei;
s'i fosse 'mperator, ben lo farei;
a tutti tagliarei lo capo a tondo.
S'i fosse morte, andarei a mi' padre;
s'i fosse vita, non starei con lui;
similemente faria da mi' madre.
Si fosse Cecco com'i' sono e fui,
torrei le donne giovani e leggiadre:
le zoppe e vecchie lasserei altrui."

Il Vampiro - Charles Baudelaire

Il vampiro a cui si riferisce è la sua amata Jeanne Duval, alla quale lui è mortalmente legato. Così legato che, anche se lei morisse, lui la farebbe resuscitare.

"O tu che come un colpo di coltello 
mi penetrasti nel cuore gemente; 
tu che venisti, pari a un drappello di demoni, 
ad assiderti, demente e adorna, 
sopra il mio spirito prono, 
facendone il tuo soglio e il tuo guanciale, 
essere infame a cui legato sono 
com’è legato ai ferri il criminale, 
lo strenuo giocatore alla roulette, 
l’ubriaco alla bottiglia di Borgogna, 
all’abbraccio del verme la carogna, 
che oggi e sempre tu sia maledetta!

Quante volte alla spada agile ho chiesto 
che mi cavasse alfin di prigionia, 
e ho chiamato il veleno funesto 
in soccorso alla mia vigliaccheria.

Tutte le volte, ahimè, presi di sdegno, 
spada e veleno m’han così parlato: 
“Stolto, che vuoi da noi? Tu non sei degno 
d’esser dai lacci suoi diviluppato. 
Chè, seppur soccombesse al nostro tiro 
la tiranna al cui reo giogo soggiaci, 
tu resusciteresti coi tuoi baci 
la salma esanime del tuo vampiro!"

 

Danza lenta

Questa poesia è stata scritta da una adolescente malata terminale di cancro del dipartimento di pediatria del Sant’Orsola.

"Hai mai guardato i bambini in un girotondo ?

O ascoltato il rumore della pioggia

quando cade a terra?

O seguito mai lo svolazzare

irregolare di una farfalla? 

O osservato il sole allo

svanire della notte?

Faresti meglio a rallentare.

Non danzare così veloce.

Il tempo è breve.

La musica non durerà.

Percorri ogni giorno in volo ?

Quando dici "Come stai?"

ascolti la risposta?

Quando la giornata è finita

ti stendi sul tuo letto

con centinaia di questioni successive

che ti passano per la testa ?

Faresti meglio a rallentare.

Non danzare così veloce.

Il tempo è breve.

La musica non durerà.

Hai mai detto a tuo figlio,

"lo faremo domani"?

senza notare nella fretta,

il suo dispiacere ?

Mai perso il contatto,

con una buona amicizia

che poi finita perché

tu non avevi mai avuto tempo

di chiamare e dire "Ciao"?

Faresti meglio a rallentare.

Non danzare così veloce

Il tempo è breve.

La musica non durerà.

Quando corri cosi veloce

per giungere da qualche parte

ti perdi la metà del piacere di andarci.

Quando ti preoccupi e corri tutto

il giorno, come un regalo mai aperto ...

gettato via.

La vita non è una corsa.

Prendila piano.

Ascolta la musica."

 

Sopra il ritratto di Madonna Cecilia, qual fece Leonardo - Bernardo Bellincioni

Il mecenate di Leonardo da Vinci, Bernardo Belliconi, compose un sonetto sul ritratto della “Dama con ermellino”. La donna,identificata con Cecilia Gallerani, amante di Ludovico il Moro è celebrata dal poeta come impossibile da ritrarre, essendo più luminosa del sole.

"Di che ti adiri? A chi invidia hai Natura
Al Vinci che ha ritratto una tua stella:
Cecilia! sì bellissima oggi è quella
Che a suoi begli occhi el sol par ombra oscura.

 

L'onore è tuo, sebben con sua pittura
La fa che par che ascolti e non favella:
Pensa quanto sarà più viva e bella,
Più a te fia gloria in ogni età futura.

 

Ringraziar dunque Ludovico or puoi
E l'ingegno e la man di Leonardo,
Che a' posteri di te voglia far parte.

 

Chi lei vedrà cosi, benché sia tardo, -
Vederla viva, dirà: Basti a noi
Comprender or quel eh' è natura et arte."

Poesia da “Eldest” di Christopher Paolini

“Eldest” è il secondo libro del “Ciclo dell’Eredità” che ha come protagonisti il giovane Eragon e la sua dragonessa Saphira. Mentre Eragon si trovava ospite dagli elfi, trovò un foglio di carta con una poesia incompleta che recitava:

 

"Sotto la luna, la luna splendente,

c’è uno stagno, placido e sereno,

tra le felci e i rovi,

e i pini dal cuore nero.

 

Cade una pietra, una pietra vivente,

e infrange il disco argenteo e sereno,

tra le felci e i rovi,

e i pini dal cuore nero.

 

Schegge di luce, lame di luce,

Lo stagno increspano di onde diffuse,

lo specchio d’acqua mite,

il solitario laghetto.

 

Nella notte, la notte oscura e truce,

fluttuano le ombre, ombre confuse,

dove un tempo..."

"Dì tutta la Verità ma dilla obliqua" di Emily Dickinson

La poetessa statunitense, con la sua poesia, sostiene che la Verità va detta, ma non interamente: sarebbe una cosa troppo splendente per chi ascolta, tanto da rendere ciechi.

 

Dì tutta la verità ma dilla obliqua

Il successo sta in un circuito

Troppo brillante per la nostra malferma delizia

La superba sorpresa della verità

Come un fulmine ai bambini chiarito

Con tenere spiegazioni

La verità deve abbagliare gradualmente

O tutti sarebbero ciechi

Puoi trovare queste poesie e tante altre nel mio blog dedicato proprio alle poesie: Poesie della Verità

 

 

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