Epicureismo a Roma

“Non saranno la luce e il chiarore del sole a farci uscire dalle tenebre, ma la conoscenza delle cose.” (Lucrezio)

Lucrezio, disegno di Michael Burghers
Lucrezio, disegno di Michael Burghers

L’epicureismo è la dottrina filosofica fondata da Epicuro che ebbe seguito prima in Grecia e poi anche a Roma. Nell’impero fu portata all’apice della popolarità grazie al poeta Tito Lucrezio Caro.

Di Lucrezio si hanno poche notizie biografiche, qualche citazione di Cicerone e di San Girolamo. Sappiamo che nacque tra il 98 e il 96 a.C., o a Roma o a Napoli. Muore nel 55 a.C.. Quel che è certo è che fu un personaggio scomodo per i politici del tempo.

Il suo pensiero filosofico è racchiuso interamente nella sua più grande opera, il De Rerum Natura (Riguardo alla Natura delle cose). Già dal titolo si intuisce la volontà di Lucrezio di riprendere Epicuro, autore del Perì Physeos, traducendo in latino il titolo dell’opera del suo predecessore. Il De Rerum Natura è un poema epico-didascalico in esametri. Anche se Epicuro disdegnava la poesia, in quanto fonte di distrazione e di passioni inutili, per Lucrezio era un buon mezzo per presentare la dottrina epicurea. Era come il miele sull’orlo del bicchiere con la medicina. Infatti l’epicureismo è chiamato anche tetra-farmaco, in quanto cura i quattro mali dell’uomo: paura della morte, paura degli dei, dolore fisico, mancanza di piacere.

Epicuro, particolare di La Scuola di Atene, Raffaello
Epicuro, particolare di La Scuola di Atene, Raffaello

All’inizio del poema, invita a non considerare subito empia la dottrina che sta per esporre ma piuttosto di considerare empia la religione tradizionale. Egli non è ateo, ma incita un ritorno ad un culto più semplice, poiché sostiene che gli uomini sono intimoriti dalla religione e dalla morte, paure che nascono dall’ignoranza delle leggi che muovono il cosmo, e che gli dei non intervengono direttamente nelle faccende degli uomini, ma se ne stanno negli intermundia, in una specie di isolamento.   Da ciò, nasce la volontà di spiegare al lettore la fisica del mondo. Lucrezio parla di atomi e di clinamen. Riprendendo il concetto di atomo indivisibile di Democrito, spiega come infinite particelle si muovono nel vuoto e cadono verticalmente; il clinamen interviene per deviarle dal loro percorso e farle scontrare. In questi scontri, gli atomi si aggregano fra loro e vanno a formare i corpi e la materia. Ogni cosa è destinata a nascere e perire in eterno; solo gli atomi sono “immortali”. Ci sono poi atomi particolari, che possono essere captati da determinati sensi, come vista, udito, olfatto ecc.. Proprio i sensi sono per gli epicurei il fondamento della conoscenza.

Infine, ma non meno importante, Lucrezio parla della formazione delle civiltà e di politica. Spiega come, in seguito alla nascita delle prime città, sia nata ambizione e la cupidigia, mali assolutamente da evitare. Altro male da evitare è la politica, in quanto fonte di affanno e tormento. Il saggio deve abbandonare ogni ricchezza per dedicarsi allo studio: distanti dalla politica si può contemplare il mondo serenamente.

Se ti interessa l'argomento, vedi anche: Socrate: cercatore di Verità

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