La Confraternita della Rosacroce

I primi manifesti

 

 

Parigi, 1623. In alcuni quartieri della città erano comparsi degli strani manifesti che dicevano:”Noi deputati del Collegio principale dei Fratelli della Rosacroce, abbiamo eletto soggiorno visibile e invisibile in questa città, in grazia dell’Altissimo cui si rivolge il cuore dei giusti, allo scopo di trarre gli uomini nostri simili dall’errore mortale”. Un altro manifesto diceva:” Noi delegati del collegio della Rosacroce, rendiamo noto a tutti coloro che desiderano entrare a far parte della nostra società e confraternita che insegneremo loro la più perfetta conoscenza dell’Altissimo, nel nome del quale teniamo ogni assemblea, e li renderemo da visibili a invisibili e da invisibili a visibili”. Entrambi i manifesti concludevano con la frase:” Se a qualcuno verrà in mente di vederci per pura curiosità, non comunicherà mai con noi, ma se la sua volontà lo porta realmente e di fatto a inserirsi nei registri della nostra fratellanza, noi, che giudichiamo dai pensieri, potremmo mostrargli la verità delle nostre promesse, tanto che non indicheremo mai la nostra residenza, giacché i nostri pensieri, congiunti alla sua volontà reale sono in grado, in qualsiasi tempo e in ogni Paese, di farci conoscere a lui e lui a noi”. La notizia dei manifesti si diffuse in tutta la Francia suscitando la curiosità di tutti. Ma non solo. Infatti in Germania, in seguito alla pubblicazione di libri sulle origini della Rosacroce, stava accadendo un fenomeno analogo.

Il loro scopo

Cartesio
Cartesio

 Dopo la pubblicazione dei manifesti, la popolarità della Confraternita crebbe. Furono scritti molti libri a favore o contro la Rosacroce e il suo nome fu ampiamente e ingiustamente abusato, usato spesso per definire diversi gruppi occultistici che non avevano nulla a che fare con la reale Fratellanza. Essi non volevano fare neofiti, solo volevano richiamare l’attenzione su una verità globale, sull’esistenza di un Principio di Unificazione e sulla Legge del Superiore che regge l’Universo. La Confraternita era nata in un’epoca in  cui i nuovi principi scientifici iniziavano ad affermarsi e con loro la nuova idea del razionalismo. I Confratelli sapevano di ciò che stava per accadere e volevano creare una visione più spirituale dell’esistenza. Addirittura Cartesio, padre del metodo scientifico razionale, cercò in vano di entrare nella Rosacroce compiendo un apposito viaggio in Germania. La sua però era semplice curiosità, infatti, divenne loro nemico.

Le origini

Christian Rosenkreutz
Christian Rosenkreutz

Il nome Rosacroce iniziò ad essere usato per la prima volta in un libro, pubblicato a Kassel (Germania) nel 1614, intitolato Fama Fraternitatis, in cui troviamo la biografia di Christian Rosenkreuzt (Cristiano Rosacroce), il fondatore dell’Ordine. Egli studiò in convento, viaggio a Damasco e in Egitto, conosceva il greco e il latino e comprese il principio dell’identità tra macrocosmo e microcosmo. Non essendo stato accettato tra gli altri scienziati, decise di creare una Confraternita formata da membri scelti, dotati di saggezza e conoscenza: la Confraternita della Rosacroce. Rosenkreutz morì a 106 anni.

I loro obblighi principali erano sei:                                                       

- Non fare altra professione dei loro poteri che nel guarire gli infermi e ciò gratuitamente.

- Non adottare uniformi, ma indossare gli abiti in uso nel luogo scelto come propria dimora.

- Conservare la parola di C.R. come sigillo, stemma ed insegna.

- Scegliere un discepolo degno quale successore.

- Ogni anno, nel giorno C, recarsi nella Casa del Santo Spirito.

- Lasciare nel segreto la Confraternita ancora per cento anni

 

Quindi è evidente che volevano aiutare il prossimo, spiritualmente e fisicamente, e volevano tramandare la loro conoscenza.

Un anno dopo viene pubblicato a Francoforte un altro libro: Confessio Fraternitatis nel quale vengono sottolineati i fondamentali concetti esoterici e vengono fatti riferimenti a una Nuova Era, che verrà dopo un periodo di dolore

Johann Velentine Andrae
Johann Velentine Andrae

Nel 1616 viene pubblicato a Strasburgo il più importante testo dei Rosacroce: Le Nozze chimiche di Christian Rosenkreutz. Il testo venne attribuito a Johann Velentine Andrae. In questo libro, di stampo decisamente alchemico, si narra di un viaggio iniziatico spirituale, il quale protagonista è proprio Rosenkreutz e deve scegliere tra tre diverse vie da seguire: inizialmente non sa cosa fare, ma volendo difendere una colomba bianca (la Donna, l’Anima) da un corvo nero (la materia governata dagli istinti) finisce per intraprendere la Via Regia dell’Alchimia. Il testo richiama l’attenzione sull’importanza di dare la conoscenza a chi è capace di seguirla, infatti queste parole compaiono sul frontespizio de Le Nozze chimiche di Christian Rosenkreutz:” Gli arcani svelati vengono sviliti e quello che è profano distrugge la grazia. Quindi non dare le perle ai porci e non preparare letti di rose a un asino.

La Simbologia

La maggior parte dei simboli usati dalla Confraternita non sono altro che simboli alchemici. Il più importante ovviamente è la croce con la rosa. Questo simbolo appare per la prima volta nel VIII secolo d.C. su un bassorilievo dell’altare del duca longobardo Ratchis. La rosa fiorita al centro della croce, simbolo contemporaneamente pagano e cristiano, allude sia alla figura dell’albero come collegamento tra Cielo e Terra sia alla croce su cui venne sacrificato il verbo incarnato.

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