La Passione di Hiram

(dal libro “La Massoneria” di Serge Hutin, Mondadori Editore, 1961)

Noi avevamo un abile architetto, un rispettabile Maestro che possedeva le qualità e i talenti che costituiscono la perfezione; si chiamava Hiram. Proveniva dal paese dove nasce la luce; lavorava da ben sette anni a edificare un tempio che doveva riunire tutti gli uomini nello stesso culto per celebrare quello della verità.

Coordinava le varie parti della costruzione con arte e saggezza; levato al sorgere del sole, egli sorvegliava i lavori. Poiché gli operai erano numerosi, li aveva suddivisi in tre classi: Apprendisti, Compagni e Maestri; ciascuna di aveva la parola d’ordine per ricevere il salario corrispondente al proprio grado: gli Apprendisti della colonna J, i Compagni della colonna B e i Maestri della Camera di Mezzo. 

I lavori erano pressoché finiti, quando tre compagni, scontenti delle loro paghe e impazienti di non essere considerati ancora Maestri, pensarono di ottenere con la forza la parola d’ordine di Maestro. Essi sapevano che tutti i giorni a mezzodì, Hiram, durante l’assenza degli operai, era solito visitare regolarmente il cantiere; per compiere il loro disegno, si appostarono alle tre porte del Tempio e vi attesero il Maestro. Hiram non tardò a presentarsi alla porta meridionale: vi trovò un compagno che , minaccioso, gli richiese la parola d’ordine da Maestro; Hiram gli rispose che non era in quel modo che poteva riceverla, e che occorreva pazienza che il termine fissato giungesse. Scontento per questa risposta, il compagno colpì con il regolo Maestro Hiram ferendolo al petto. Hiram allora, fuggì verso un’altra porta e vi trovò un altro compagno che gli fece la stessa richiesta. Avutone l’identico rifiuto, costui colpì Hiram al lato sinistro con la squadra di ferro. Hiram vacillando fuggì verso la terza porta, dove il terzo Compagno gli ripeté la domanda che già gli altri due gli avevano fatto e, avutone il medesimo rifiuto, lo colpì tanto forte alla fronte col suo mazzuolo, che lo stese a terra morto.

 

Gli assassini incontrandosi si chiesero l’un l’altro la parola d’ordine e accorgendosi di averla ottenuta dal Maestro che avevano colpito, disperati per l’inutile crimine commesso, non ebbero altra preoccupazione che quella di celarla agli altri compagni. Nascosero il corpo inanimato sotto un cumulo di macerie e, nella notte, lo portarono fuori dalla città sotterrandolo vicino a un boschetto, piantando sulla tomba un virgulto di acacia. L’essenza di Hiram non tardò a rivelare agli operai il tremendo dei tre compagni che non si trovavano al lavoro al momento dell’appello. I Maestri si riunirono subito nella Camera di Mezzo che tappezzarono di nero in segno di lutto; poi, dopo aver dato sfogo al loro dolore, presero la risoluzione di cercare il corpo del loro disgraziato capo per dargli una degna sepoltura (…) Inviarono alla ricerca nove Maestri per gruppi successivi di tre Maestri. I tre compagni liberarono Hiram (cioè l’iniziato) dal poìiano materiale, fisico e spirituale, essendo questi tre piani quelli del mondo profano. Hiram risuscita sul paino divino: egli allora è veramente Maestro.

 

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