I Flinstones erano vegetariani

(Tratto dal periodico "Latina Oggi")

Secondo uno studio internazionale gli uomini preistorici conoscevano bene le piante, molto prima dello sviluppo dell’agricoltura

Un team di ricercatori internazionali, fra cui anche scienziati italiani, è riuscito a far luce sulle abitudini alimentari dei nostri progenitori, scoprendo che gli uomini preistorici conoscevano bene le piante, molto prima dello sviluppo dell’agricoltura. Il tutto a partire dalle analisi di composti e microfossili prelevati dalla placca dentale calcificata di antichissimi denti. Secondo i ricercatori, il Cyperus rotundus, oggi considerata un’erbaccia, costituiva una parte importante della dieta preistorica. Non solo: le antiche popolazioni che vivevano nel Sudan centrale avevano compreso le qualità nutrizionali e medicinali di questa e molte altre piante, ben prima dello sviluppo dell’agricoltura.

La ricerca, pubblicata su “Plos One”, è stata condotta dalla’Università autonoma di Barcellona e dall’Università di New York, mentre gli scavi dei cinque siti preistorici di Al Khiday sono stati condotti da Donatella Usai, dell’Istituto italiano per l’Africa e l’Oriente di Roma. All’analisi dei microfossili trovati nei denti ha contribuito anche Anita Radini, archeobotanica dell’Università di Leicester. Al centro del lavoro, un’area posta lungo il Nilo Bianco, in Sudan, occupata fino al 7000 a.C. e con centinaia di sepolture pre-Mesolitiche e Neolitiche.

<<Estraendo e analizzando il materiale prelevato da campioni di antiche placche dentali – spiega Karen Hardy, prima autrice dello studio – abbiamo scoperto che questa pianta in passato era usata come cibo, e sembra che anche le sue proprietà medicinali fossero ben note. Più avanti nella storia anche gli antichi egizi usarono il Cyperus rotundus come profumo e medicinale>>.

<<Non solo. Abbiamo scoperto che queste persone mangiavano diverse altre piante, e abbiamo trovato diverse tracce di fumo di cottura e di fibre di piante masticate per preparare materiali e oggetti>>. Dettagli che, secondo la studiosa, << provano che gli uomini preistorici avevano una comprensione delle piante ben prima dello sviluppo dell’agricoltura>>. Le ricerche suggeriscono inoltre che l’abilità della pianta di inibire lo Streptococco mutans, batterio che contribuisce alle carie, potrebbe aver contribuito all’inattesa bassa incidenza di carie rilevata analizzando i resti presenti nelle sepolture.

<<Quello di Al Khiday è un sito unico nella valle del Nilo, dove un folto gruppo di persone ha vissuto per migliaia di anni – commenta Usai – Lo studio dimostra che queste persone facevano buon uso delle piante selvatiche come cibo, materiale per realizzare oggetti e anche come medicinali>>. Inoltre la scoperta contribuisce a modificare l’idea che avevamo della dieta preistorica pre-agricola, molto più “verde di quanto si pensasse finora.

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